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IVA in Italia 2026: aliquote, liquidazione e fattura elettronica

Guida all'IVA in Italia 2026: aliquote 22, 10, 5 e 4%, regime forfettario, liquidazione IVA e F24, dichiarazione annuale, fattura elettronica SdI ed esempi.

Team ClientllyAggiornato il 10 min di lettura

In sintesi

  • In Italia l'aliquota IVA ordinaria è del 22%; le aliquote ridotte sono del 10%, del 5% e del 4% e valgono solo per i beni e i servizi elencati nella Tabella A del DPR 633/1972.
  • Non c'è una soglia per aprire la partita IVA, ma nel regime forfettario (ricavi fino a 85.000 €) non addebiti l'IVA in fattura e non la detrai sugli acquisti.
  • L'IVA si liquida ogni mese e si versa con l'F24 entro il 16 del mese successivo; fino a 500.000 € di volume d'affari (servizi) o 800.000 € (altre attività) puoi liquidarla ogni trimestre, con l'1% di interessi.
  • Dal 2019 le fatture tra soggetti stabiliti in Italia sono elettroniche e passano dallo SdI; dal 1° gennaio 2024 l'obbligo vale anche per tutti i forfettari.
  • Per scorporare l'IVA da un prezzo lordo moltiplica per aliquota ÷ (100 + aliquota): 1.220 € × 22 ÷ 122 = 220 €.
In questa pagina

In Italia l'IVA ordinaria è del 22% e le aliquote ridotte sono del 10%, del 5% e del 4%. Se hai una partita IVA, ogni mese (o ogni trimestre) fai la stessa operazione: sommi l'IVA delle fatture emesse, togli quella detraibile sugli acquisti e versi la differenza con il modello F24. In questa guida trovi aliquote, regime forfettario, scadenze della liquidazione IVA, regole della fattura elettronica via SdI ed esempi di calcolo in euro, aggiornati a ottobre 2026.

L'IVA in Italia in sintesi

VoceRegola
Aliquota ordinaria22%
Aliquote ridotte10%, 5% e 4% (Tabella A del DPR 633/1972)
Apertura della partita IVAEntro 30 giorni dall'inizio dell'attività, senza una soglia minima di fatturato
Regime forfettarioRicavi o compensi fino a 85.000 €: niente IVA in fattura e niente detrazione
Liquidazione IVAMensile; trimestrale su opzione fino a 500.000 € di volume d'affari (professionisti e servizi) o 800.000 € (altre attività)
VersamentoCon F24 entro il 16 del mese successivo; i trimestrali entro il 16 maggio, il 20 agosto e il 16 novembre, con l'1% in più
Acconto IVAEntro il 27 dicembre
Dichiarazione IVA annualeDal 1° febbraio al 30 aprile dell'anno successivo; saldo entro il 16 marzo
Fattura elettronicaObbligatoria via SdI dal 1° gennaio 2019; per tutti i forfettari dal 1° gennaio 2024
Autorità fiscaleAgenzia delle Entrate

Le aliquote IVA: 22%, 10%, 5% e 4%

  • 22%, aliquota ordinaria: si applica a tutto ciò che non è espressamente elencato tra le aliquote ridotte, cioè alla maggior parte dei beni e dei servizi.
  • 10%: tra l'altro la somministrazione di alimenti e bevande (bar e ristoranti), i servizi alberghieri e turistici, l'energia elettrica e il gas per uso domestico, i medicinali, diversi prodotti alimentari e alcuni interventi di recupero edilizio.
  • 5%: alcune prestazioni sociali, sanitarie ed educative rese dalle cooperative sociali, alcune erbe aromatiche e alcuni servizi di trasporto via mare, lago e fiume.
  • 4%: i beni di prima necessità come pane, latte e altri prodotti alimentari e agricoli di base, oltre a libri, giornali e periodici, anche in formato digitale a determinate condizioni.
  • Operazioni non imponibili ed esenti: esportazioni e cessioni intracomunitarie sono, a determinate condizioni, non imponibili; prestazioni sanitarie, istruzione, assicurazioni e molti servizi finanziari sono esenti. In fattura non c'è IVA, ma devi indicare la dicitura e la norma di riferimento.

Le aliquote ridotte valgono solo per le voci della Tabella A del DPR 633/1972: parte II per il 4%, parte II-bis per il 5% e parte III per il 10%. Se un prodotto non è nell'elenco, l'aliquota è il 22%. Controlla sempre la voce precisa e non la categoria: due prodotti simili possono avere aliquote diverse.

Partita IVA e regime forfettario

In Italia non esiste una soglia di fatturato sotto la quale un'attività abituale può fare a meno della partita IVA: la apri presentando la dichiarazione di inizio attività all'Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dall'avvio (modello AA9 per le persone fisiche, AA7 per le società; chi si iscrive al Registro delle imprese passa dalla Comunicazione Unica).

L'agevolazione per le attività più piccole è il regime forfettario, riservato alle persone fisiche:

  • Accesso: ricavi o compensi dell'anno precedente fino a 85.000 € e spese per dipendenti e collaboratori fino a 20.000 € lordi. Resta escluso chi l'anno prima ha avuto redditi da lavoro dipendente oltre 30.000 € (35.000 € per il 2025 e il 2026), salvo che il rapporto sia cessato.
  • IVA: non addebiti l'IVA in fattura e non detrai quella sugli acquisti. Sei esonerato da liquidazioni, versamenti e dichiarazione IVA annuale, salvo per gli acquisti dall'estero e in reverse charge, per cui versi l'IVA entro il 16 del mese successivo.
  • In fattura: la dicitura «Operazione effettuata in regime forfettario ai sensi dell'articolo 1, commi da 54 a 89, della Legge n. 190/2014» e, se l'importo supera 77,47 €, l'imposta di bollo da 2 €.
  • Uscita: se superi 85.000 € resti nel regime fino a fine anno ed esci dall'anno successivo; se superi 100.000 € esci subito e applichi l'IVA già alle operazioni che fanno superare il limite.

Le società e chi non ha i requisiti sono nel regime ordinario: addebitano l'IVA ai clienti e detraggono quella sugli acquisti.

Liquidazione IVA, F24 e scadenze

  • Liquidazione mensile: è la regola. Entro il 16 del mese successivo calcoli la differenza tra l'IVA a debito del mese e quella detraibile e la versi con il modello F24, solo online.
  • Liquidazione trimestrale: puoi sceglierla se l'anno precedente il volume d'affari non ha superato 500.000 € (professionisti e imprese di servizi) o 800.000 € (altre attività). Versi entro il 16 maggio, il 20 agosto e il 16 novembre, aggiungendo l'1% a titolo di interessi; il quarto trimestre si chiude con il saldo annuale.
  • Acconto IVA: entro il 27 dicembre versi un acconto sull'IVA di dicembre (mensili) o del quarto trimestre (trimestrali), calcolato con il metodo storico, previsionale o analitico.
  • Comunicazione delle liquidazioni periodiche (LIPE): ogni trimestre trasmetti i dati delle liquidazioni entro l'ultimo giorno del secondo mese successivo; per il secondo trimestre il termine è il 30 settembre.
  • Dichiarazione IVA annuale: si presenta online tra il 1° febbraio e il 30 aprile dell'anno successivo (quella per il 2025 andava inviata entro il 30 aprile 2026).
  • Saldo annuale: entro il 16 marzo. Puoi rinviarlo alla scadenza delle imposte sui redditi con lo 0,40% in più per ogni mese o frazione di mese, oppure pagarlo a rate.

Un esempio pratico: l'IVA di ottobre 2026 si versa entro il 16 novembre 2026, la stessa data del terzo trimestre per chi liquida ogni tre mesi.

Fattura elettronica, SdI ed esterometro

  • Dal 1° gennaio 2019 tutte le fatture tra soggetti residenti o stabiliti in Italia, sia tra imprese (B2B) sia verso consumatori finali (B2C), sono fatture elettroniche in formato XML che passano dal Sistema di Interscambio (SdI). Verso la pubblica amministrazione l'obbligo c'è dal 31 marzo 2015.
  • I forfettari con ricavi 2021 oltre 25.000 € sono entrati nell'obbligo il 1° luglio 2022; dal 1° gennaio 2024 vale per tutti.
  • Una fattura che non passa dallo SdI si considera non emessa. Se lo SdI la scarta, correggi l'errore e la reinvii.
  • Le operazioni con l'estero possono essere fatturate in elettronico; altrimenti ne comunichi i dati all'Agenzia tramite SdI, il cosiddetto esterometro, in formato XML dal 1° luglio 2022: le vendite entro i termini di emissione della fattura, gli acquisti entro il 15 del mese successivo.
  • Chi vende al dettaglio senza fattura memorizza e trasmette i corrispettivi telematici con un registratore telematico, obbligo generale dal 1° gennaio 2020; dal 2026 il POS deve essere collegato al registratore.
  • Per le prestazioni sanitarie rese ai privati è vietato emettere la fattura elettronica via SdI.
  • Per inviare le fatture allo SdI puoi usare i servizi gratuiti dell'Agenzia delle Entrate (portale Fatture e Corrispettivi) oppure un software o un intermediario conforme alle specifiche tecniche. Nello stesso portale c'è anche un servizio gratuito di conservazione a norma.

Due cambiamenti in arrivo:

  • Dal 1° gennaio 2027 il DPR 633/1972 lascia il posto al nuovo Testo unico IVA (D.Lgs. 10/2026). È soprattutto un riordino, ma cambia la numerazione degli articoli: andranno aggiornati i riferimenti normativi che citi in fattura, per esempio nelle diciture di esenzione o di non imponibilità.
  • Con il pacchetto europeo ViDA, dal 1° luglio 2030 arrivano gli obblighi di comunicazione digitale per le operazioni B2B tra paesi UE.

Cosa deve contenere ogni fattura lo trovi nella nostra guida ai dati obbligatori della fattura in Italia.

Split payment e reverse charge

  • Split payment (scissione dei pagamenti): quando fatturi alla pubblica amministrazione o a società da essa controllate, esponi l'IVA in fattura ma è il cliente a versarla direttamente all'Erario: tu incassi solo l'imponibile. L'UE ha autorizzato il meccanismo fino al 30 giugno 2029 (decisione di esecuzione 2026/1728).
  • Reverse charge (inversione contabile): emetti la fattura senza IVA, con la dicitura «inversione contabile» e la norma; è il cliente a integrarla con aliquota e imposta e a registrarla sia tra le vendite sia tra gli acquisti. In Italia vale, tra l'altro, per i subappalti nell'edilizia, per i servizi di pulizia, demolizione, installazione di impianti e completamento relativi a edifici, per i rottami e per i telefoni cellulari (art. 17, comma 6, DPR 633/1972).
  • Acquisti dall'estero: per gli acquisti da fornitori UE integri la loro fattura con l'IVA italiana; per i servizi da fornitori extra-UE emetti un'autofattura.

Come si calcola l'IVA

Ci sono due calcoli che userai ogni giorno:

  1. Dal prezzo netto: IVA = imponibile × aliquota. Per 1.000 € al 22%: 1.000 € × 0,22 = 220 €, quindi il cliente paga 1.220 €.
  2. Dal prezzo lordo (scorporo dell'IVA): IVA = lordo × aliquota ÷ (100 + aliquota). Per 1.220 € al 22%: 1.220 € × 22 ÷ 122 = 220 €, e l'imponibile è 1.000 €.
Prezzo lordoAliquotaIVA inclusaImponibile
1.220 €22%220 €1.000 €
1.100 €10%100 €1.000 €
1.050 €5%50 €1.000 €
1.040 €4%40 €1.000 €

IVA a debito meno IVA a credito: quanto versi

Non versi tutta l'IVA che addebiti. In ogni liquidazione paghi la differenza tra:

  • IVA a debito, quella delle fatture che hai emesso, e
  • IVA a credito, quella detraibile delle fatture d'acquisto inerenti alla tua attività che hai ricevuto.

Esempio: a ottobre 2026 emetti fatture per 20.000 € di imponibile al 22%, cioè 4.400 € di IVA a debito, e ricevi fatture d'acquisto con 1.650 € di IVA detraibile. Versi 2.750 € con l'F24 entro il 16 novembre 2026. Se liquidi ogni trimestre e il saldo del terzo trimestre è lo stesso, versi 2.750 € + 1% = 2.777,50 €, sempre entro il 16 novembre.

Se l'IVA a credito supera quella a debito, il credito passa alla liquidazione successiva; il credito annuale che risulta dalla dichiarazione si può chiedere a rimborso o usare in compensazione, nei casi e nei limiti previsti dalla legge.

Gli errori IVA più comuni

  1. Usare un'aliquota ridotta «a occhio». Il 10%, il 5% e il 4% valgono solo per le voci della Tabella A: se il prodotto non c'è, l'aliquota è il 22%.
  2. Superare i 100.000 € da forfettario senza accorgertene. L'IVA scatta subito: tieni d'occhio gli incassi mese per mese, non solo a fine anno.
  3. Dimenticare il bollo da 2 € sulle fatture senza IVA sopra 77,47 €, per esempio quelle dei forfettari o per operazioni esenti.
  4. Incassare l'IVA quando non spetta a te, per esempio da una pubblica amministrazione in split payment o in un subappalto edile in reverse charge.
  5. Emettere la fattura in ritardo: la fattura immediata va emessa entro 12 giorni dall'operazione, la differita entro il 15 del mese successivo.
  6. Considerare emessa una fattura scartata dallo SdI. Finché non la reinvii corretta, per il fisco non esiste.
  7. Mancare il 16 del mese perché la contabilità non era pronta: il ritardo costa sanzioni e interessi, anche se ridotti con il ravvedimento operoso.

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Domande frequenti

Qual è l'aliquota IVA in Italia nel 2026?

L'aliquota ordinaria è del 22%. Le aliquote ridotte sono del 10% (tra l'altro bar e ristoranti, alberghi, energia per uso domestico, medicinali), del 5% (alcune prestazioni delle cooperative sociali, alcune erbe aromatiche, alcuni trasporti via mare, lago e fiume) e del 4% (beni di prima necessità come pane e latte, libri e giornali).

Nel regime forfettario devo addebitare l'IVA?

No. Con ricavi o compensi fino a 85.000 € non addebiti l'IVA in fattura, non detrai quella sugli acquisti e non presenti la dichiarazione IVA annuale. In fattura indichi la dicitura del regime forfettario e, sopra 77,47 €, il bollo da 2 €. Se superi 100.000 € esci subito dal regime.

Quando si versa l'IVA?

Con il modello F24 entro il 16 del mese successivo se liquidi ogni mese. Se liquidi ogni trimestre, entro il 16 maggio, il 20 agosto e il 16 novembre, con l'1% di interessi, mentre il quarto trimestre si salda entro il 16 marzo. L'acconto IVA si versa entro il 27 dicembre.

Quando scade la dichiarazione IVA annuale?

Si presenta online tra il 1° febbraio e il 30 aprile dell'anno successivo: la dichiarazione per il 2025 andava inviata entro il 30 aprile 2026. Il saldo si versa entro il 16 marzo, oppure più tardi con una maggiorazione dello 0,40% per mese.

Come si scorpora l'IVA da un prezzo?

Moltiplica il prezzo lordo per l'aliquota e dividi per 100 più l'aliquota. Al 22%: 1.220 € × 22 ÷ 122 = 220 € di IVA, e l'imponibile è 1.000 €. Al 10%: 1.100 € × 10 ÷ 110 = 100 €.

La fattura elettronica è obbligatoria per tutti?

Per le operazioni tra soggetti residenti o stabiliti in Italia sì, dal 1° gennaio 2019, sia verso imprese sia verso consumatori. Dal 1° gennaio 2024 l'obbligo vale anche per tutti i forfettari. Restano esclusi pochi casi, come le prestazioni sanitarie verso i privati, che non si possono inviare via SdI.

Fonti

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