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FIFO o costo medio ponderato: come valutare le rimanenze

FIFO o costo medio ponderato? Esempio svolto su costo del venduto, rimanenze finali e utile, perché gli IFRS vietano il LIFO e quali costi includere.

Team ClientllyAggiornato il 10 min di lettura

In sintesi

  • Il FIFO presuppone che le unità più vecchie siano vendute per prime, quindi le rimanenze sono valutate ai costi d'acquisto più recenti.
  • Il costo medio ponderato unitario è uguale al costo totale delle unità disponibili diviso per il numero di unità disponibili.
  • Gli IFRS (IAS 2) ammettono FIFO, costo medio ponderato e, per i beni unici, identificazione specifica, ma non il LIFO, che gli US GAAP consentono ancora.
  • Con prezzi d'acquisto in aumento il FIFO dà un costo del venduto più basso e un utile più alto del costo medio ponderato, mentre con prezzi in calo succede il contrario.
  • Il costo delle rimanenze comprende prezzo d'acquisto al netto degli sconti, dazi, imposte non recuperabili, trasporto e movimentazione, ma non IVA detraibile, stoccaggio o costi di vendita.
In questa pagina

Il metodo FIFO (primo entrato, primo uscito) presuppone che le unità più vecchie siano vendute per prime: le rimanenze portano quindi i costi d'acquisto più recenti. Il costo medio ponderato (CMP) attribuisce lo stesso costo a tutte le unità. Gli IFRS (IAS 2) ammettono entrambi, ma non il LIFO (ultimo entrato, primo uscito), che invece gli US GAAP consentono.

Costo medio unitario = costo totale delle unità disponibili ÷ unità disponibili

La scelta del metodo cambia il costo del venduto, il valore delle rimanenze finali e il tuo utile, ma non i soldi che hai pagato ai fornitori. Un unico esempio con prezzi in aumento accompagna tutta la guida.

FIFO e costo medio ponderato a confronto

FIFOCosto medio ponderato
IpotesiEscono per prime le unità più vecchieOgni unità ha lo stesso costo medio
Le rimanenze finali sono valutate aI costi d'acquisto più recentiIl costo medio di tutto ciò che era disponibile
Costo del venduto con prezzi in aumentoPiù bassoPiù alto che con il FIFO
Utile con prezzi in aumentoPiù altoPiù basso che con il FIFO, ma più regolare
Cosa seguiUno strato di costo per ogni caricoUn costo medio per prodotto, sempre aggiornato
Ammesso dagli IFRS (IAS 2)SìSì
Uso tipicoMerce con scadenza o con prezzi che cambiano in frettaBeni fungibili acquistati spesso a prezzi diversi

Lungo tutta la vita delle scorte, i due metodi portano a conto economico lo stesso costo totale. Cambia solo quanto finisce nel costo del venduto di questo periodo e quanto resta tra le rimanenze nello stato patrimoniale.

Esempio svolto: FIFO, costo medio ponderato e LIFO

Un negozio vende un solo prodotto, il cui prezzo d'acquisto sale nel corso del mese:

MovimentoUnitàCosto unitarioCosto totale
Rimanenze iniziali10010,00 €1.000,00 €
Acquisto 120013,00 €2.600,00 €
Acquisto 210015,00 €1.500,00 €
Disponibile per la vendita4005.100,00 €

Nel mese il negozio vende 250 unità, quindi ne restano 150. Ogni metodo risponde alla stessa domanda: quanta parte dei 5.100,00 € diventa costo del venduto e quanta resta in magazzino?

FIFO

Le 250 unità vendute escono prima dagli strati più vecchi:

  • 100 unità delle rimanenze iniziali × 10,00 € = 1.000,00 €
  • 150 unità dell'acquisto 1 × 13,00 € = 1.950,00 €
  • Costo del venduto = 2.950,00 €

Le 150 unità rimaste sono le più recenti: 50 × 13,00 € + 100 × 15,00 € = 650,00 € + 1.500,00 € = 2.150,00 €.

Costo medio ponderato per periodo

  • Costo medio unitario = 5.100,00 € ÷ 400 = 12,75 €
  • Costo del venduto = 250 × 12,75 € = 3.187,50 €
  • Rimanenze finali = 150 × 12,75 € = 1.912,50 €

LIFO, solo per confronto

Il LIFO prende prima le unità più recenti: 100 × 15,00 € + 150 × 13,00 € = 3.450,00 € di costo del venduto, e in magazzino restano 50 × 13,00 € + 100 × 10,00 € = 1.650,00 €. Compare qui solo per spiegare il dibattito: con gli IFRS non puoi usarlo.

I risultati a confronto

Supponi che ogni unità sia stata venduta a 20,00 €: i ricavi sono 250 × 20,00 € = 5.000,00 €.

FIFOCosto medio ponderatoLIFO (non ammesso dagli IFRS)
Costo del venduto2.950,00 €3.187,50 €3.450,00 €
Rimanenze finali (150 unità)2.150,00 €1.912,50 €1.650,00 €
Verifica: costo del venduto + rimanenze finali5.100,00 €5.100,00 €5.100,00 €
Margine lordo2.050,00 €1.812,50 €1.550,00 €

Ogni metodo ripartisce gli stessi 5.100,00 €. Se i tuoi numeri non tornano al costo totale disponibile, manca un movimento o è stato registrato due volte.

Media mobile: una vendita tra due acquisti

I sistemi a inventario permanente, che aggiornano le scorte a ogni movimento, ricalcolano la media dopo ogni carico. Supponi che le 250 unità siano state vendute dopo l'acquisto 1 ma prima dell'acquisto 2:

PassaggioUnità in magazzinoCosto totaleCosto medio unitario
Rimanenze iniziali1001.000,00 €10,00 €
Acquisto 1: 200 × 13,00 €3003.600,00 €12,00 €
Vendita: 250 × 12,00 € = 3.000,00 €50600,00 €12,00 €
Acquisto 2: 100 × 15,00 €1502.100,00 €14,00 €

Il costo del venduto è di 3.000,00 € e le rimanenze finali di 2.100,00 €, ancora 5.100,00 € in totale. La vendita non ha assorbito nessuna delle unità da 15,00 €, perché non erano ancora arrivate. Il FIFO invece dà lo stesso risultato (2.950,00 € e 2.150,00 €) sia che tu calcoli dopo ogni movimento sia a fine periodo; la media no.

Come il metodo cambia utile e imposte

Nell'esempio il FIFO mostra 237,50 € di margine lordo in più rispetto al costo medio ponderato (2.050,00 € − 1.812,50 €), con esattamente gli stessi acquisti e le stesse vendite. Lo schema vale in generale:

  • Prezzi in aumento: il FIFO dà il costo del venduto più basso, l'utile più alto e il valore delle rimanenze più alto. Dove il reddito imponibile segue l'utile di bilancio, dà anche il reddito imponibile più alto del periodo.
  • Prezzi in calo: l'effetto si inverte e il FIFO dà l'utile più basso.
  • Il costo medio ponderato sta nel mezzo e attenua le oscillazioni dei prezzi, perché ogni acquisto confluisce in un unico costo.
  • Nel tempo le differenze si compensano. Il metodo decide quando un costo arriva a conto economico, non quanto ti è costata la merce.

Il metodo sposta anche il tuo margine lordo percentuale: 41% con il FIFO (2.050,00 € ÷ 5.000,00 €) contro 36,25% con il costo medio ponderato (1.812,50 € ÷ 5.000,00 €). Se fissi i prezzi partendo dai margini, confronta grandezze omogenee; vedi margine e ricarico.

Quale metodo scegliere?

Lo IAS 2 ammette il FIFO o il costo medio ponderato per i beni normalmente fungibili. Quelli che non lo sono, come un'auto con il proprio numero di telaio o una macchina costruita su commessa, si valutano con l'identificazione specifica: ogni vendita porta il costo di quella precisa unità.

  1. Separa i pezzi unici. Valuta con l'identificazione specifica tutto ciò che segui pezzo per pezzo.
  2. Un solo metodo per beni simili. Lo IAS 2 richiede lo stesso metodo per tutte le rimanenze di natura e utilizzo simili. Gruppi diversi, come materie prime e merci, possono usare metodi diversi, ma una diversa ubicazione da sola non basta a giustificarlo.
  3. Tieni conto di come si comporta la merce. Il FIFO è adatto a merce con scadenza o con prezzi che cambiano in fretta. La media è adatta a beni che si mescolano e non si distinguono più, come il carburante in un serbatoio o le viti in un contenitore.
  4. Verifica le regole che valgono per te. Molte piccole imprese applicano principi contabili nazionali anziché gli IFRS completi, e le norme fiscali possono limitare la scelta. Confermalo con il tuo commercialista.
  5. Sii coerente. Applica lo stesso metodo in ogni esercizio. Cambiarlo è un cambiamento di principio contabile: serve una buona ragione e va spiegato nel bilancio.

Cosa rientra nel costo delle rimanenze secondo lo IAS 2

Secondo lo IAS 2, il costo delle rimanenze comprende i costi di acquisto, i costi di trasformazione per i beni che produci e gli altri costi sostenuti per portare le rimanenze nel luogo e nelle condizioni attuali.

Incluso nel costoEscluso dal costo
Prezzo d'acquisto, al netto di sconti commerciali, abbuoni e premiIVA detraibile
Dazi doganali e altre imposte non recuperabiliStoccaggio, salvo che sia necessario nel processo produttivo
Trasporto fino ai tuoi localiCosti di vendita e distribuzione
Movimentazione e altri costi direttamente imputabili all'acquistoSprechi anomali di materiali o manodopera
Manodopera diretta e spese generali di produzione, se produciSpese amministrative che non contribuiscono a portare i beni nel luogo e nelle condizioni attuali

Ecco come si forma il costo unitario di 13,00 € dell'acquisto 1:

Acquisto 1: 200 unitàImportoFa parte del costo?
Prezzo di listino, 200 × 13,50 €2.700,00 €Sì
Sconto commerciale, 10%−270,00 €Dedotto
Dazio doganale120,00 €Sì
Scarico e movimentazione50,00 €Sì
IVA detraibilecome da fatturaNo
Costo di stoccaggio del mese successivo60,00 €No, costo del periodo
Costo delle rimanenze2.600,00 €13,00 € per unità

Il minore tra costo e valore netto di realizzo

Le rimanenze si valutano al minore tra il costo e il valore netto di realizzo: il prezzo di vendita stimato meno i costi stimati per completarle e venderle. Controlla la merce a lenta rotazione, danneggiata o obsoleta almeno a ogni chiusura. Se 10 delle unità da 15,00 € sono graffiate e si venderanno a 12,00 € con 2,00 € di costi di vendita ciascuna, il valore netto di realizzo è 10,00 € e registri una svalutazione di 10 × (15,00 € − 10,00 €) = 50,00 € come costo. Se poi il valore risale, la svalutazione viene ripristinata, ma mai oltre il costo originario.

Oneri accessori che arrivano dopo la merce

Le fatture di trasporto, assicurazione, dogana o spedizioniere arrivano spesso giorni o settimane dopo la merce, a volte quando una parte è già stata venduta. Il costo appartiene comunque a quei beni:

  1. Individua il carico a cui si riferisce la fattura e le unità che comprendeva.
  2. Ripartisci il costo su quelle unità: per quantità se si tratta di un solo prodotto, oppure per valore, peso o volume se più prodotti condividono una spedizione.
  3. Aggiungi alle rimanenze la quota delle unità ancora in magazzino, il che ne aumenta il costo unitario.
  4. Imputa al costo del venduto la quota delle unità già vendute.

Esempio: la fattura di trasporto di 300,00 € per l'acquisto 1 (200 unità, quindi 1,50 € per unità) arriva dopo la vendita delle 250 unità. Con il FIFO sono state vendute 150 unità dell'acquisto 1 e 50 sono ancora in magazzino.

Unità dell'acquisto 1UnitàQuota di trasporto
Già vendute, al costo del venduto150225,00 €
Ancora in magazzino, alle rimanenze5075,00 €
Totale200300,00 €

Le 50 unità rimaste costano ora 13,00 € + 1,50 € = 14,50 € ciascuna, 725,00 € in totale. Le rimanenze finali salgono a 725,00 € + 1.500,00 € = 2.225,00 € e il costo del venduto a 2.950,00 € + 225,00 € = 3.175,00 €. Insieme fanno 5.400,00 €: i 5.100,00 € di partenza più i 300,00 € di trasporto.

Il trasporto che conosci ma che a fine mese non ti è ancora stato fatturato va rilevato per competenza tra le fatture da ricevere; la checklist per la chiusura contabile mensile copre questo passaggio.

Errori comuni

  1. Valutare le scorte al prezzo di vendita. Le rimanenze si iscrivono al costo, o a un valore netto di realizzo inferiore, mai al prezzo che speri di ottenere.
  2. Lasciare gli oneri accessori tra le spese generali. Trasporto e dazi registrati come spese generali sottovalutano le rimanenze e falsano i margini per prodotto.
  3. Mettere nel costo l'IVA detraibile o lo stoccaggio. Entrambi restano fuori dalle rimanenze.
  4. Cambiare metodo per pilotare l'utile. I risultati non sono più confrontabili, e un cambiamento di principio contabile va giustificato.
  5. Usare metodi diversi per beni simili. Le rimanenze di natura e utilizzo simili seguono un unico metodo, in qualunque magazzino si trovino.
  6. Dimenticare le svalutazioni. La merce danneggiata, scaduta o a lenta rotazione va svalutata al valore netto di realizzo.
  7. Non riconciliare mai con una conta. Una valutazione vale quanto le quantità su cui si basa: confronta regolarmente la contabilità con le conte fisiche.

Come ti aiuta Clientlly

Clientlly valuta le scorte con il FIFO: ogni carico crea uno strato di costo per magazzino, vendite, consegne, scarichi per perdita e trasferimenti consumano prima gli strati più vecchi, e un trasferimento mantiene il costo del carico. Il valore delle scorte è il costo FIFO delle unità disponibili, mai il prezzo di vendita. Gli oneri accessori come trasporto, assicurazione, compensi dello spedizioniere doganale, dazi e imposte all'importazione vengono capitalizzati e ripartiti sulle righe di magazzino per valore, peso, volume o quantità; se arrivano dopo il carico, vanno sulle unità ancora in magazzino e la quota delle unità già vendute va al costo del venduto. Il prezzo di costo mostrato per ogni prodotto segue una media ponderata dei carichi, e i report di valorizzazione del magazzino e dei margini, le conte cicliche e la riconciliazione delle scorte fanno parte dello stesso modulo magazzino.

Domande frequenti

Il LIFO è ammesso dagli IFRS?

No. Lo IAS 2 ammette FIFO e costo medio ponderato per i beni fungibili e l'identificazione specifica per i beni unici, ma non il LIFO. Gli US GAAP lo consentono ancora.

Come si calcola il costo medio ponderato?

Dividi il costo totale delle unità disponibili (rimanenze iniziali più acquisti) per il numero di unità disponibili. Moltiplicato per le unità vendute dà il costo del venduto, moltiplicato per le unità rimaste dà le rimanenze finali.

Meglio FIFO o costo medio ponderato?

Nessuno dei due è migliore in assoluto. Il FIFO tiene le rimanenze vicine ai prezzi attuali ed è adatto alla merce con scadenza; il costo medio ponderato attenua le oscillazioni ed è adatto a beni fungibili acquistati spesso a prezzi diversi.

Il FIFO fa aumentare l'utile?

Con prezzi d'acquisto in aumento sì: il FIFO porta al costo del venduto i costi più vecchi e più bassi, quindi utile e rimanenze finali sono più alti che con il costo medio ponderato. Con prezzi in calo il FIFO dà l'utile più basso.

Con il FIFO devo spedire per prima la merce più vecchia?

No. Il FIFO è un metodo di valutazione, non una regola di prelievo, anche se molti magazzini fanno ruotare la merce così per evitare le scadenze.

Quali costi rientrano nel valore delle rimanenze?

Il prezzo d'acquisto al netto degli sconti, i dazi e le imposte non recuperabili, il trasporto, la movimentazione e gli altri costi per portare i beni nel luogo e nelle condizioni attuali. Restano fuori IVA detraibile, stoccaggio, costi di vendita e sprechi anomali.

Posso passare dal FIFO al costo medio ponderato?

Solo per una buona ragione: è un cambiamento di principio contabile che va giustificato e spiegato nel bilancio, e le norme fiscali possono limitarlo. Concordalo prima con il tuo commercialista.

Fonti

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